Ogni volta che paghi con carta, una percentuale di quella transazione finisce nelle casse di un’azienda americana. Visa. Mastercard. PayPal. Colossi che non hai scelto tu — ma che sono diventati l’infrastruttura invisibile di quasi ogni pagamento digitale in Europa.
L’Unione Europea lo sa. E ha deciso che è ora di fare qualcosa.
Si chiama euro digitale, è il progetto forse più ambizioso della Banca Centrale Europea degli ultimi decenni, e il 2026 è l’anno in cui potrebbe finalmente prendere forma concreta — con la normativa attesa entro giugno e un primo progetto pilota già nel 2027. L’obiettivo dichiarato? Dare all’Europa la propria infrastruttura di pagamento digitale. Pubblica, gratuita, sovrana.
Cos’è esattamente l’euro digitale (e cosa non è)
Facciamo chiarezza subito, perché c’è molta confusione in giro.
L’euro digitale non è una criptovaluta. Non è Bitcoin, non è una stablecoin, non fluttua con il mercato. È — e questa è la definizione più precisa — una versione digitale del contante, emessa direttamente dalla BCE. Il suo valore è lo stesso di una banconota da venti euro che hai in portafoglio. Né più, né meno.
Tecnicamente funzionerà come un wallet: un’app sullo smartphone o una card fisica, simile per esperienza d’uso a quella dei buoni pasto elettronici. Avvicini il telefono al lettore, il pagamento avviene. Fine. Nessun intermediario bancario privato nel mezzo, nessuna commissione nascosta, nessuna dipendenza da reti statunitensi.
E qui sta la differenza fondamentale rispetto a tutto quello che usiamo oggi.
Il vero problema che l’euro digitale vuole risolvere
Fermati un momento su questo dato: oggi i cittadini di 13 paesi dell’area euro si affidano esclusivamente a circuiti di carte o soluzioni mobile internazionali — tutti non europei — per i pagamenti nei negozi. Tredici paesi su venti. Senza alternative domestiche.
Per i pagamenti online è ancora peggio: solo una manciata di stati europei offre un’opzione di pagamento che non passi per infrastrutture americane.
Christine Lagarde non ha usato mezzi termini davanti al Parlamento europeo: senza l’euro digitale, l’Europa dipende da “infrastrutture offerte da fornitori non europei”. Non indipendenza, non sovranità monetaria. Parole forti, per una presidente di banca centrale.
E il contesto geopolitico di questi ultimi mesi ha reso tutto più urgente. L’approvazione negli USA del cosiddetto Genius Act, pensato per promuovere stablecoin basate sul dollaro in tutto il mondo, è stata letta a Francoforte come un segnale preciso: se l’Europa non si muove, il terreno dei pagamenti digitali globali verrà occupato da altri.
Come funzionerà nella pratica: le cose che forse non ti aspetti
Ok, ma come funzionerà davvero sul piano quotidiano? Qualche dettaglio che vale la pena conoscere.
Funziona anche offline. Non hai connessione? Nessun problema. Il wallet offline — che sia un’app o una smart card — contiene euro digitali precaricati. Il pagamento avviene tramite tecnologia NFC o Bluetooth direttamente tra i due dispositivi, senza server nel mezzo. Quando torni online, i saldi si sincronizzano in modo crittograficamente sicuro. Utile nelle zone rurali, durante blackout, nei sotterranei della metro.
È completamente anonimo. E questo è forse il punto più sorprendente. La BCE — a differenza delle banche attuali — non potrà accedere ai dati dei tuoi pagamenti, nemmeno quelli online. Funziona come il contante: nessuna tracciabilità. Un’inversione di tendenza rispetto alla direzione in cui si è mosso tutto il sistema bancario negli ultimi anni.
È gratuito e accessibile a tutti. Chi non ha un conto in banca, chi vive in zone senza copertura internet stabile, gli anziani con scarsa dimestichezza tecnologica: l’euro digitale è pensato per loro tanto quanto per i nativi digitali. La BCE si è impegnata a sviluppare interfacce con comandi vocali, caratteri ingranditi, flussi semplificati. Inclusione reale, non solo di facciata.
Limite di giacenza: circa 3.000 euro. Non potrai tenere somme illimitate nel wallet. La soglia ipotizzata è 3.000 euro — una cifra pensata per non trasformare il wallet in un sostituto del conto corrente e per non destabilizzare il sistema bancario. Se paghi più di questa cifra? Nessun problema: la differenza viene prelevata automaticamente dal tuo conto.
Il 2026 è l’anno chiave: cosa succede adesso
La tabella di marcia è questa. Il 30 ottobre 2025 il Consiglio direttivo della BCE ha ufficialmente dichiarato chiusa la fase preliminare e avviato quella attuativa. Dal novembre 2025 l’Eurosistema è al lavoro su tre fronti: sviluppo tecnico, coinvolgimento del mercato e supporto al processo legislativo.
Il 2026 è l’anno in cui tutto potrebbe sbloccarsi — o fermarsi. La normativa europea deve essere approvata: è la condizione necessaria per procedere. Se il quadro legislativo viene completato entro giugno, il progetto pilota può partire nella prima metà del 2027. Il lancio su larga scala è previsto per il 2029.
A dare un’ulteriore spinta è arrivato il via libera del Parlamento europeo con due emendamenti specifici nella risoluzione annuale sulla BCE. Uno di questi definisce l’euro digitale “essenziale” per garantire la sovranità monetaria continentale. L’iter, insomma, può andare avanti.
Chi ci guadagna, chi ci perde
Sì, ci sono interessi in gioco. Molti.
L’euro digitale è una sfida aperta a Visa, Mastercard, Amex e PayPal. Oggi controllano il mercato dei pagamenti digitali europei con una posizione dominante costruita in decenni. Un sistema pubblico, gratuito, paneuropeo li aggira completamente. Non è un caso che abbiano guardato al progetto con qualche preoccupazione.
Ma non sono gli unici a storcere il naso. Il sistema bancario tradizionale è tra i soggetti più critici. Il ragionamento è semplice: se i cittadini spostano liquidità dai conti correnti verso il wallet BCE, le banche perdono depositi, e con essi la capacità di erogare credito. Il limite dei 3.000 euro è stato pensato in parte proprio per mitigare questo rischio.
Dall’altro lato, ci sono categorie che avrebbero molto da guadagnare: i 30 milioni di europei non bancarizzati, le PMI schiacciate dalle commissioni sui pagamenti elettronici, i cittadini di paesi come la Spagna o il Portogallo che hanno visto saltare i pagamenti durante i blackout del 2025. Per loro, un sistema resiliente e gratuito è una questione concreta, non ideologica.
La posta in gioco vera: non è solo una questione di pagamenti
C’è una lettura più ampia di tutta questa storia, e vale la pena farla.
L’euro digitale non è un semplice aggiornamento tecnologico. È una dichiarazione politica. L’Europa sta cercando di riaffermare il controllo sulla propria infrastruttura monetaria in un momento in cui le dipendenze tecnologiche sono diventate vulnerabilità strategiche. Gli episodi di sabotaggio delle infrastrutture digitali nel Mar Baltico, i blackout dei sistemi di pagamento, la corsa americana alle stablecoin: tutto ha accelerato una consapevolezza che stava emergendo da tempo.
Il contante fisico resta — nessuno lo abolirà. Ma il contante digitale, gestito da un ente pubblico, accessibile a tutti, anonimo e resiliente, è l’alternativa che mancava. Un’alternativa europea.
Se il 2026 andrà come previsto, nel 2029 potreste fare la spesa con un’app che non appartiene a nessuna banca e non costa niente. Non sarebbe una rivoluzione silenziosa. Sarebbe semplicemente — finalmente — la scelta giusta.